Tick Talk #3: miti dell’orologeria – status, falsi e vendita online
L’episodio 3 lascia la storia dell’azienda e affronta i cliché del mercato degli orologi di lusso: chi indossa cosa e perché, quanto sia davvero grande il problema dei falsi – e se gli orologi oltre i 4.000 euro si possano vendere online in modo serio.
La versione seguente è una trascrizione redatta della conversazione. L’episodio completo si trova più in basso.
Di che colore è la Sua Ferrari?
La domanda d’apertura è un test: una Ferrari rossa sarebbe il classico, eppure la risposta è argento – e un modello d’epoca. Trasposto agli orologi, significa un vecchio GMT-Master, ma in oro massiccio: discreto nella forma, inequivocabile nel materiale.
Ciò che è tipico: esistono entrambi i tipi di acquirente, ed entrambi sono legittimi. Da un lato il cliente con la Lamborghini arancione, per il quale l’orologio deve essere una dichiarazione – di regola non un calendario perpetuo Patek Philippe, piuttosto Richard Mille o Jacob & Co. Dall’altro, clienti che espressamente non vogliono farsi notare e passano da Rolex a Omega, Breitling o TAG Heuer perché preferiscono non indossare il Rolex al lavoro.
Il punto sottovalutato: con un Patek Philippe spesso si dà meno nell’occhio che con un Rolex. Un Rolex viene riconosciuto, dal bracciale già da lontano; un Patek, in molti ambienti, semplicemente no.
Il Rainbow Daytona e i consulenti dietro le quinte
Gli orologi davvero stravaganti sono un’eccezione anche nel commercio. Un Rainbow Daytona in oro rosa, con pietre incastonate in fabbrica, è stato venduto all’inizio dell’anno per una somma a sei cifre di fascia media – non in Germania. Operazioni del genere si svolgono con discrezione e spesso nemmeno con il cliente finale, bensì tramite un consulente che fa da intermediario, paragonabile a un procuratore sportivo. Molti acquirenti semplicemente non vogliono comparire.
Tra i pezzi più rari passati per le loro mani, resta particolarmente impresso un Vacheron Constantin Overseas in oro massiccio con quadrante verde – anche perché il cinturino intercambiabile trasforma lo stesso orologio in due orologi molto diversi.
L’uomo con la bici da corsa
Quanto poco l’aspetto esteriore dica sullo status lo dimostra una scena osservata a Monaco di Baviera, davanti alla porta del grande concessionario della Maximilianstraße: un cliente arriva in tenuta completa da ciclista, scarpe con tacchette, bici appoggiata alla vetrina – al polso un Day-Date in oro rosa con quadrante verde, all’epoca quotato sul mercato secondario tra 70.000 e 80.000 euro. Invece di invitarlo ad andarsene, due collaboratori gli portano la bici all’interno del negozio, mentre lui beve il suo espresso.
Mito: non è comunque tutto falso?
La seconda parte dell’episodio è dedicata ai falsi. Entrambi osservano che la pressione di dover possedere un determinato orologio non è mai stata così forte – alimentata da video di coaching e di vendita in cui l’orologio funge da prova del successo. Di conseguenza i falsi si moltiplicano, e su Instagram arrivano regolarmente richieste per sapere se il modello pubblicato esista anche come fake o clone.
Ognuno dei due ha la propria storia in merito. Una porta a Dubai nel 2006, nel retrobottega di un mercato dove un falso TAG Heuer Carrera passò di mano per 50-100 dollari – rientrati in hotel era chiaro che si era trattato di una sciocchezza; non è mai stato indossato. L’altra porta a Shanghai intorno al 2010, dove c’erano addirittura tre retrobotteghe una dietro l’altra, con qualità e prezzi crescenti.
Per entrambi l’argomento contrario è più pratico che morale: con la cifra che costa un buon falso si acquista un autentico orologio automatico di un marchio come Frederique Constant. E si sa bene che cosa si porta al polso.
Dal commerciante grigio al commerciante del mercato secondario
Un termine è scomparso del tutto in dodici anni: «commerciante grigio». Agli inizi, a HORANDO veniva chiesto regolarmente se l’attività fosse davvero legale e da dove provenissero gli orologi. Oggi si parla di mercato secondario, e quasi nessuno pone più questa domanda.
Ciò che fa la differenza è una trasparenza verificabile: approvvigionamento esclusivamente all’interno dell’UE ed esclusivamente tramite rivenditori certificati, oltre alla verifica di ogni singolo orologio. Anche gli orologi ritirati in permuta da clienti privati vengono aperti e il movimento controllato – a prescindere dal fatto che si conosca o meno il cliente. Entrambi lo definiscono il minimo che un rivenditore professionale debba garantire.
Car spotting, new money, old money
Una digressione che dice sul mercato più di quanto vorrebbe: i video di car spotting su Instagram, in cui qualcuno ferma auto costose a bordo strada e chiede ai conducenti che lavoro facciano. Alla fine compare quasi sempre la stessa triade: auto, reddito, orologio. È esattamente lo spettro che i due incontrano nella quotidianità: dal collezionista colto che colleziona solo orologi con ora universale o calendari perpetui a chi indossa esclusivamente oro rosa. La maggior parte dei clienti si colloca nel mezzo.
Giro rapido: orologio e professione
- A. Lange & Söhne Lange 1 – notaio
- Panerai Luminor Marina – noleggio barche sul Lago di Garda
- Rolex Day-Date in oro bianco – family office
- Jaeger-LeCoultre Reverso con cinturino in pelle – officina meccanica di proprietà
La vendita online di orologi di lusso è poco seria?
La risposta è più netta di quanto la domanda lasci supporre – e arriva da quello dei due che proviene dal mondo delle aste e conosce il panorama dei rivenditori da cima a fondo. Un tempo si acquistava o presso il commercio specializzato affermato, oppure da gioiellieri indipendenti, banchi dei pegni e compro oro vicino alla stazione. Lì la qualità della consulenza e della merce variava molto, e se un orologio veniva venduto senza una revisione adeguata, il venditore, nel dubbio, era lontano e respingeva qualsiasi richiesta di garanzia.
Online proprio questo non è più possibile. Le recensioni su diversi portali agiscono come una pressione costante a rispondere in modo rapido e accurato – fino alle risposte della domenica sera alle dieci, per le quali i clienti ringraziano regolarmente ed espressamente.
Un secondo segnale di fiducia emerge quasi di sfuggita: la pubblicità televisiva. Durante la trasmissione di un grande torneo di golf, in quasi ogni pausa andavano in onda spot di Rolex, Porsche e di un rivenditore online di mobili di lusso – e proprio per un rivenditore online ciò funziona come prova di autenticità. HORANDO non ha mai fatto pubblicità televisiva.
Guardare l’episodio
Capitoli
- 02:13 – Ferrari, GMT-Master e Pepsi
- 04:53 – Orologi statement e acquirenti discreti
- 08:38 – Vistosi o discreti: tipologie di clienti
- 11:06 – Il Day-Date e l’aneddoto della bici da corsa
- 14:20 – Understatement con Patek Philippe
- 17:31 – Mito: è tutto falso?
- 19:53 – Mercato secondario e verifica di autenticità
- 23:30 – Orologi falsi da Dubai e Shanghai
- 26:39 – Car spotting: new money contro old money
- 30:13 – Giro rapido: orologio e professione
- 31:16 – La vendita online è poco seria?
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